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martedì 5 novembre 2013

Giusi Finizio





 




Giusi offre una sua scultura sul tema della Donna alla sua Maestra
la Pittrice Barbara

venerdì 11 ottobre 2013

Il desiderio




Affronto la notte
come ogni notte
col desiderio e la speranza
di incontrarti nei miei sogni
Ma solo quando ormai
il giorno mi sveglia
ti incontro e ti respiro
e spero di conservare
il sapore e il ricordo di te

Guly

martedì 10 settembre 2013



















Ruggero Ruggiero
testo ispirato in occasione della visita alla mia mostra Veneri Violate
luglio/agosto 2013


CIOTTOLI VENUTI DAL MARE
Sudicia come pezza imbrattata di grasso, scorgo da terra una lingua di cielo repentinamente oscurata da cirri tumefatti che decompongono ogni pensiero. 

Asciugo lacrime con un lembo di camicia rosso vermiglio che maschera sangue colato dalle labbra gonfie e rotte, mentre filamenti di bava incollati al palato gocciolano lungo il collo graffiato.

Avverto dolore fuori, disperazione dentro. L’odore nauseabondo del mio vomito si spande nell’area liquefacendosi con la pioggia che inizia a bagnarmi.

Perché io? Perché io? Perche io?

Come viscido lombrico, contraggo il corpo verso l’uscita del tunnel dove sono riversa. A ogni movimento, corrisponde una lancinante fitta come aculei spinti nella carne viva.  Il dolore è incredibile e a pensarci bene, è anche meglio; se non altro allontano da me l’idea di donna annientata.

Strappo la gonna, o perlomeno quello che resta di essa per tamponare la ferita alla testa. Il calore della stoffa sotto la nuca produce calore e un po’ di apparente sollievo.  Devo uscire da questo vicolo. Anche se ho poca possibilità di essere vista devo provarci.

Provo a sollevarmi, con fatica resto in piedi. Aggrappata su un bidone d’immondizia resisto, anche se le tremanti gambe vorrebbero abbandonarmi.  Procedo scalciando bottiglie di birra vuote che impediscono il passaggio, con una di esse mi taglio, reagisco bestemmiando, pentendomi nello stesso tempo di averlo fatto. Insisto e quasi in prossimità dell’uscita, intravedo la mia macchina sotto una fioca luce di lampione.

La pioggia pulisce il mio volto ricoperto di sangue quando provo a esplorare questo lurido posto desolato e perso come un luna park derelitto, ma le pupille sature di pianto, riescono a distinguere solo ratti e ragni che si addentrano nel rasente buio.

Raccolgo da terra un foglio di giornale per cercare in qualche modo di ripararmi.  Il quotidiano inzuppato di panzane propone in prima pagina la notizia del giorno: l’elezione di un nuovo papa di nome Bergoglio.

Dovrei pregare! ma sono esausta preferisco oltraggiare il destino.

Accasciata su un fianco percepisco una sagoma avvicinarsi: raggomitolando indietreggio.  Sento la sua voce pronunciare parole rassicuranti; è straniera, quieta, dal carattere romanzato. Avverto la sua mano che con delicatezza mi soleva.

Capelli lunghi e sporchi incorniciano una sudicia barba. Il suo viso incavo, mette in luce due occhi naufraghi, come ciottoli venuti del mare.  Gli chiedo chi sei. Mi risponde, non lo so, vivo fra le macerie di questi luoghi, mi chiamo Francesco.



lunedì 13 maggio 2013

Dono

maestra d’origami

piccola la mia barchetta
nel mio cantiere dei pensieri
t’ho voluta
su di un foglio di poesia
t’ho disegnata
con maestri d’origami
t’ho costruita
piccola la mia barchetta
con spuma di bollicine
t’ho varata
con soffio d’amore
t’ho spinta alla vita
non saprai della gioia
dei ceppi che a me
t’hanno legata





















gemma
 
Lei è la gemma
inanellata al tuo dito
che splende e fiorisce
ad ogni primavera
di colori e profumi
promessa di gioia
e dolore continuo
a novellar il parto
di strazio infinito
ed amore eterno
da yahu Guly a Federica

































Marco Fioramanti






Golden icone 1998

mercoledì 10 aprile 2013

The Untouchables

  regia Brian De Palma Newark 1940 
musiche Ennio Morricone Roma 1928
il film 1987




da  "yahu Guly" amico di sempre e per sempre

...questa musica mi mette le ali.
mi fa sembrare possibile l’impossibile,
tutto immenso come solo il cielo e il mare,
tutto infinitamente piccolo come la terra da lontano,
tutto raggiungibile e nel contempo impossibile.
come un’aquila che spicca il volo
verso l’infinito e poi si lancia
a capofitto verso terra
con la sensazione che
la soluzione sia non fermarsi più.
fino a scoppiare il cuore...

martedì 9 aprile 2013

Donne di Sicilia

Marianna Bartoccelli 
Enna 1949 - Roma 2013


Dopo una lunga malattia, giornalista e scrittrice siciliana di talento, si è spenta a Roma dove viveva da tempo. Nata ad Enna, nel feudo di famiglia, ironica, caparbia, generosa, la Bartoccelli si definiva, ed era fondamentalmente, una donna libera. Giovanissima tra le file di Lotta Continua avvia la sua storia politico-giornalistica e il suo impegno per i diritti di uomini e donne che vogliono cambiare costumi e storia, prosegue con le lotte dei Verdi e delle Donne, diventa consigliere comunale dei Verdi a Palermo durante la Primavera siciliana. E' stata anche tra le promotrici del Coordinamento nazionale delle donne giornaliste all'inizio degli anni Ottanta, oltre ad aver partecipato a diversi momenti dell'attività sindacale nazionale dei giornalisti nel corso della sua carriera.
Parallelamente intensifica la sua attività di scrittura per quotidiani e settimanali sui temi della società e giustizia. Con la Clamore srl realizza documenti, convegni, video e film sulle stragi Falcone e Borsellino. E' stata anche direttrice del quotidiano palermitano "Mediterraneo" per poi passare alla guida di "Oggi Sicilia". 
Penna doc delle inchieste giudiziarie siciliane e nazionali si trasferisce a Roma nella redazione de Il Giornale dove ha seguito, da inviata, tutti i processi di mafia e dove è stata anche fiduciaria di redazione. Ha collaborato con Il Giornale di Sicilia, Il Foglio e il Riformista. Durante la malattia ha intensificato i suoi interessi sull'industrializzazione della Sicilia dedicandosi alla scrittura di libri: la sua ultima pubblicazione, "L'avvocato dei misteri" (Castelvecchi editore), dedicata alla figura dell'avvocato Guarrasi, ha riscosso notevole successo ed interesse, quattro anni fa con "Nuvola Rossa" (Flaccovio), aveva centrato tutti i temi della Sicilia che sfida il suo futuro e nell'ultimo anno per la Camera di Commercio di Caltanissetta ha curato e dato alle stampe il volume "Caltanissetta non è più sola".
Ha inoltre vissuto per 3 anni nelle isole Eolie dirigendo la tv locale "Teleisole".

sabato 6 aprile 2013

Per Federica, Donna

Luciana Littizzetto - Febbraio 21013

Lo dicono solo in caso di estrema necessità, tipo quando proprio non ne possono fare a meno, sennò dicono dei surrogati. Dei derivati del ti amo. Che fanno danni come i derivati delle banche. Dite delle cose tipo: sei molto importante per me. E cosa vuol dire molto importante? Anche non pestare una cacca di cane prima di portare le scarpe al calzolaio è molto importante, ma non è mica la stessa cosa che dire ti amo. Dite cose tipo: Mi fai stare bene. Ma mi fai stare bene lascialo dire a Biagio Antonacci. Dillo al tuo medico Shiatzu quando ti schiaccia i piedi per metterti a posto la cervicale. Oppure sprecate quelle parole tipo tesoro, meraviglia, splendore. Ma splendore cosa? Guardami. Splendo? Non sono mica una plafoniera? Ma dite ti amo, pezzi di cretini! Se la prima volta vi vergognate mettete la testa nel sacchetto del pane!? Dite "ti amo" mentre vi lavate i denti? Sglrlb? Va bene anche quello. Poi al limite cambiate idea. Dire una volta ti amo non crea né impotenza né assuefazione. Poi il bello è che non capite nulla anche quando siamo noi a dirvi parole d'amore. Se vi diciamo cose romantiche tipo: Amore, guarda che luna... voi rispondete: Minchia l'una? Pensavo fossero le undici. Andiamo che mi è scaduto il parcheggio. Ma noi vi amiamo lo stesso. Cosi come siete.

Vi amiamo anche quando... vi vantate di aver scritto il vostro nome facendo pipì sulla neve, amiamo i vostri piedi anche se sono armi di distruzione di massa, vi amiamo anche se di notte russate che ci sembra di dormire ai piedi dello Stromboli, vi amiamo anche se per trovarvi per casa basta seguire le tracce come per gli animali servatici, giacca, camicia, canotta, tutto lasciato per terra finché sul divano non trovi un tizio con la felpa della Sampdoria che gioca alla Playstation, vi amiamo quando per fare un caffè ne spargete un quarto sul tappetino e due quarti sul gas. E poi dite che viene leggero. Vi amiamo quando avvitate la caffettiera fino allo spasimo che per aprirla dobbiamo chiamare i pompieri, e poi non chiudete i barattoli, appoggiate solo il coperchio sopra cosi appena lo prendi sbadabam cade tutto. Vi amiamo quando sparecchiate la tavola con la tecnica del discobolo, mettendo in frigo la pentola della minestra che poggia su due mandarini ...Vi amiamo quando a Natale scavate il panettone con le dita, quando per farvi un caffè sporcate la cucina che neanche 10 Benedette Parodi... e pure quando per farvi la doccia allagate il bagno e lasciate la malloppa di peli nello scarico, che sembra di stare insieme a un setter irlandese! Vi amiamo quando diciamo voglio un figlio da te e voi rispondete "Magari un cane" e noi vorremmo abbandonare voi in autostrada non il cane. Vi amiamo quando andate a lavare la macchina e ci chiudete dentro coi finestrini aperti, vi amiamo quando fate quelle battute tipo prima di fidanzarti guarda la madre, perché la figlia diventerà cosi, Voi no. Voi spesso siete pirla fin da subito. Vi amiamo quando mettete nella lavastoviglie i coltelli di punta, che quando noi la svuotiamo ci scarnifichiamo, e quando invece di sostituire il rotolo finito della carta igienica usate il tubetto di cartone grigio come cannocchiale.  

È per amore vostro che facciamo finta di addormentarci abbracciati anche se dormire sul vostro omero ci dà un po' la sensazione di appoggiare la mandibola su un ramo secco di castagno, e vi amiamo anche se considerate come dogma assoluto che l'arrosto della mamma è ...più buono di quello che facciamo noi. Il creatore non ha detto: e la suocera fece l'arrosto fatelo sempre cosi in memoria di me. Insomma, noi vi amiamo anche quando date il peggio, vi amiamo nella buona ma soprattutto nella schifosa sorte. Vi amiamo perché amiamo l'amore che è un apostrofo rosa tra le parole: è irrecuperabile... ma quasi quasi me lo tengo.


Perché San valentino è la festa dell'amore, declinato in tutte le sue forme. L'amore delle persone che si amano. Anche delle donne che amano le donne e degli uomini che amano gli uomini. Ma che ci interessa quello che fanno a letto... l'importante è che le persone si vogliano bene, solo questo conta. Pensa che bello sarebbe vivere in un paese dove tutti i diritti fossero riconosciuti. Ma non solo i diritti dei soldi. Quelli dell'anima.  Quelli che mi dicono che posso vegliare la persona che ho amato per anni in un letto d'ospedale senza nessuno che mi cacci via perché non siamo parenti. E poi vorremmo un san valentino dove nessun uomo per farci i complimenti dicesse che siamo donne con le palle. Dirci che siamo donne con le palle non è un complimento. Non le ...vogliamo. Abbiamo già le tette. Tra l'altro sono due e sferiche anche quelle.

Vogliamo solo rispetto. 

In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex. Magari in famiglia. Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore. La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro... e noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l'amore con la violenza e le botte non c'entrano un tubo. L'amore, con gli schiaffi e i pugni c'entra come la libertà con la prigione. Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda. Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo nell'hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama male. Non è questo l'amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L'amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia.
Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti?  
No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.

domenica 6 gennaio 2013

Bucarsi l'anima e altro

Bucarsi l'anima
senza avere alcun senso
bucarsi l'anima
cercando spiegazioni filosofiche
bucarsi l'anima
mentre i calendari
inventano compleanni

Tra mare spiaggia e giardini
segnano i miei passi
idee confuse
e desideri inconsueti
di solitudine
Vuoto è il villaggio
sul muro
traccio un segno

Claudio Nobbio



mercoledì 10 ottobre 2012

Guly



 Le tue rughe
 
oggi ti ho guardata
ho visto i solchi sul tuo viso
quelle ferite sulle tue gote
intorno alle tue labbra
un senso di pace mi ha invaso
ho sentito lo spessore del tuo dolore
la vita che fluisce nel tuo corpo
il fiume di pensieri e le onde di piena
i tronchi graffianti sradicati dagli impeti
i sentimenti traditi, le gioie vissute
il tuo volto come un libro chiuso
un diario da saper leggere
un moderno ipertesto su cui cliccare
un pozzo in fondo al quale
veder salire volando
la farfalla che è sempre stata
in TE.
 
 

martedì 10 luglio 2012

Sciroccati

Alessandro D'Avenia
Palermo 1977


Era d’estate. Nell’antica casa di Palermo in cui abitavo c’era una stanza, la più interna e fresca: un’alcova di muri spessi. Quando spira lo Scirocco e l’aria diventa gialla, si bagna il pavimento di quella stanza e ci si stende per terra, in mutande, la guancia e i polsi incollati a terra, in croce. Non ci sono finestre, lì lo Scirocco non può trovarti, perché lo Scirocco fa impazzire, ti viene “un colpo” se ti trova. È una belva che scioglie le ginocchia e quando si avvicina c’è quel silenzio che hanno le cose in equilibrio subito prima di crollare: un palazzo incendiato, prima di precipitare; un bosco, prima del temporale; la terra, prima di un terremoto. I miei avi hanno imparato a difendersi dalla bestia che soffia, nascondendosi in questa stanza irraggiungibile, come il cuore. Infatti se quel vento ti entra nella testa vedi miraggi, sei uno “sciroccato” si dice, però passa. Ma se ti entra nel cuore, sei fottuto: ti brucia da dentro e ti inaridisce, come fa con gli alberi di arance.
Niente è più serio dello Scirocco nella mia terra. Nella stanza dello Scirocco non resta che fare i conti con quello che si ha e quello che non si ha. Non c’è altro. Quello che trovi in quella stanza, nudo, senza niente, ti salva. Forse per questo mia nonna diceva sempre: Tri sunnu li putenti: u papa, u re e cu’ nun havi nenti. Ricordo i discorsi sussurrati in quella stanza, anzi sono gli unici che ricordo. Un giorno, mentre lo Scirocco mordeva l’aria estiva, screpolava le persiane, abbatteva i cani, parlai con mio padre. Ero solo un bambino.
“Arriva”
“Chi?”
“Lo Scirocco”
“Come lo sai?”
“Il mare. Lo senti?”
“No”
“Appunto. Quando il mare rallenta e respira piano, le cicale impazziscono di paura e lo richiamano a fare il suo dovere. Lui arriva”
“Chi?”
“Te l’ho detto, scimunito. Lo Scirocco”
“E che si fa?”
“Come il mare. Respira piano. Appoggia la guancia al pavimento: aspetta e ascolta”
“Cosa?”
“Storie”
“Che storie?”
“Storie d’amore”
“E perché d’amore?”
“Ne esistono altre?”
“Che ne so, storie di avventura, di battaglie, di mistero…”
“E per cos’altro si va all’avventura, si soffre e si risolvono indovinelli?”
“E tu quali storie sai, papà’”
“Una sola”
“Solo una?”
“Basta e avanza”
“E come fa?”
“C’è un ragazzo. Suo padre dice che sarebbe ora che si sposasse. Sua madre dice che sarebbe bello piuttosto che si innamorasse. Suo padre dice che non c’è differenza. Sua madre dice che la differenza c’è. Suo padre non dice più nulla, tanto sua moglie ha sempre ragione”
“E poi?”
“E poi s’innamora”
“E finisce così?”
“Perché c’è altro?”
“Lei com’è? Cosa succede?”
“Lei è tua madre. Lui le dice ti amo. Non c’è altro. I dolori, le cadute, le avventure, i misteri, le gioie si dimenticano.”
“Ma di questo sono fatte le storie!”
“Non quando c’è lo Scirocco”
“Perché?”
“Quando c’è lo Scirocco bisogna andare all’osso”
“E qual è l’osso?”
“Quello che resta. Il mare. Il vento. Le stelle. La sabbia”
“E che fanno?”
“Lo sfondo”
“Lo sfondo?”
“Della commedia”
“Quale?”
“Quella di chi è innamorato”
“È una commedia?”
“Sì”
“Perché si ride?”
“No”
“E perché?”
“Perché finisce bene”
“E la tua storia come finisce?”
“Bene”
“E basta?”
“Sì”
“Neanche una lacrima?”
“Continuamente”
“Papà, ma che commedia è se si piange?”
“Figlio mio, che commedia è se non si piange?”
“Che cosa è questo rumore?”
“Quale?”
“Questo tum-tum. Sbattono le porte?”
“No. È il cuore, scimunito”
“Che ne so io che si sente il cuore nel pavimento…”
“Il giorno che non lo senti, vuol dire che lo Scirocco te l’ha bruciato. Quella è una tragedia…”
“Il mio è più veloce del tuo, papà, lo senti?”
“Lo so”
“Perché?”
“Perché ama poco”
“Perché quando ama rallenta?”
“Certo”
“E perché?”
“Perché non ha fretta”
“E poi?”
“E poi si ferma”

“Quando?”
“Quando non ha più fretta per niente”
“E quand’è?”
“Quando finisce la commedia”
“E che succede?”
“Si ride”
“Che è sto silenzio?”
“È arrivato, se senti il silenzio…”
“Beddamatri, fa scantari!”
“Lascia stare mamma. E poi non è una disgrazia…”
“Ma se bisogna nascondersi, parlare piano… Fa paura lo Scirocco”
“Tu sei figlio dello Scirocco”
“Io?”
“Era un giorno di Scirocco terribile, i fiori e i cani fuori morivano, e tua madre e io eravamo qui per terra…”
“E allora?”
“Scimunito, a te lo Scirocco t’è rimasto in testa”
IL FIGLIO DELLO SCIROCCO


Era il 2 luglio ed anche io nascevo a Palermo in un giorno di scirocco, caldo, caldissimo, insopportabile, che toglieva il respiro. E quello affanato di mia madre si confondeva col soffio arido del vento. Trascinava tutto nella sua corsa infuocata, le carte, le foglie e le faceva rotolare in piccoli vortici lungo i marciapiedi di Corso Calatafimi quasi deserto. Era così caldo che le candele, nei candelabri della camera da pranzo, si piegarono. Era un sabato alle 11:15.







giovedì 23 febbraio 2012

A Valentino

Alfonso Gatto
Salerno 1909 - Grosseto 1976



A mio Padre
Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
- Com’è bella notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno - Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

Campobasso mercoledì 22 febbraio 2012

domenica 19 febbraio 2012

Donatella


Donatella e Angelo Tremiti San Nicola
12 Luglio 2009



Il Libro di Donatella

 Le bellissime dediche 
all'indimenticato Leonardo 
e a me

sabato 10 dicembre 2011

sabato 3 dicembre 2011

CiPi

Torno sui miei passi
con indicibile tristezza
con la fugace consapevolezza 
di aver seppur
per il breve volgere di un attimo
catturato il tempo ed il suo ritmo
lento ed ipnotico. 
Ma il ritorno mi è concesso 
forse perche ancor giovane
o perchè innocente. 

Osservo i cumoli
di macerie con occhi fiduciosi
e il maestro
probabilmente mi ha disprezzato 
ancor prima che nascessi.

Forse ho mal agito
interpretato abusato
disilluso e disatteso

Angelo fatto a pezzi
ho ricostruito la mia anima 
con tenace pazienza
rimessa insieme 
tessando i fili magici
che legano le stelle tra di loro
nelle immense distese celesti.
Ora so che tutto mi è concesso.

Questo è il mio contributo all'estatica bellezza del mondo intero.
Ben tornato a casa piccolo barattolo preso a calci per gioco.





Franco

L'Ibisco
Al centro dei legni scarni
è il seme
se ci lasciamo andare
certo chiariremo
guardando le tue braccia
giovani e lunghe
che scivolano complete
di bellezza
sulle anche agili
di cerbiatta impaurita
e ci rendiamo conto
sicché
è facile comprendere
leggendo
sui tuoi seni nudi
i segni dell'ibisco
le fragili
emozioni
riempiono
e posano le dimensioni
quasi perfette
sulla spiaggia
sotto i binari
nel giorno caldo
stretti
dall'amore di una cerbiatta
Franco Arabia

Franco e Hachiko
a Salina