La vita non è quella che si è vissuta ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. (Gabriel Garcia Marquez) Libera autobiografia per immagini di Lucia
Visualizzazione post con etichetta MITI PITTURA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MITI PITTURA. Mostra tutti i post
martedì 11 novembre 2014
sabato 8 marzo 2014
lunedì 24 febbraio 2014
martedì 21 maggio 2013
La mia notte mi strema
Il mio corpo ha bisogno di te. Spesso mi hai quasi guarita.
La mia notte... che non vorrei più...
La mia notte è come un grande cuore che pulsa.
Sono le tre e trenta del mattino.
La mia
notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una
luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino
diventa umido e freddo. La mia notte è lunga e sembra tesa verso una
fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco,
cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore.
La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine.
Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei? Mi giro
da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i
capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La
mie mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio
corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo,
quest'area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore,
il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore
ridotto a uno straccio. La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti,
seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e
accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte
palpita d'amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella
penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha
voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un
attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può
comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il
mio corpo, formiamo un tutt'uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso
mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la
carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza
materiale. La mia notte mi brucia d'amore.
Sono le quattro e trenta del mattino.
La mia
notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta
a nascondere quest'evidenza che brilla come una lama nel buio, la mia
notte vorrebbe avere ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e
ricondurti a me. Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le
tue braccia mi stringerebbero. La mia notte non porta consiglio. La mia
notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti. La mia notte si
intristisce e si perde. La mia notte accentua la mia solitudine, tutte
le solitudini. Il suo silenzio ascolta solo le mie voci interiori. La
mia notte è lunga, lunga, lunga. La mia notte avrebbe paura che il
giorno non appaia più ma allo stesso tempo la mia notte teme la sua
apparizione, perché il giorno è un giorno artificiale in cui ogni ora
vale il doppio e senza di te non è più veramente vissuta. La mia notte
si chiede se il mio giorno somiglia alla mia notte. Cosa che
spiegherebbe la mia notte, perché tempo anche il giorno. La mia notte ha
voglia di vestirmi e di spingermi fuori per andare a cercare il mio
uomo. Ma la mia notte sa che ciò che chiamano follia, da ogni ordine,
semina disordine, è proibito. La mia notte si chiede cosa non sia
proibito. Non è proibito fare corpo con lei, questo, lo sa, ma si irrita
nel vedere una carne fare corpo con lei sul filo della disperazione.
Una carne non è fatta per sposare il nulla. La mia notte ti ama fin nel
suo intimo, e risuona anche del mio. La mia notte si nutre di echi
immaginari. Essa, può farlo. Io, fallisco. La mia notte mi osserva. Il
suo sguardo è liscio e si insinua in ogni cosa. La mia notte vorrebbe
che tu fossi qui per insinuarsi anche dentro di te con tenerezza. La mia
notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende. La mia notte vorrebbe che tu
riposassi nell'incavo della mia spalla e che io riposassi nell'incavo
della tua. La mia notte vorrebbe essere spettatrice del mio e del tuo
godimento, vederti e vedermi fremere di piacere. La mia notte vorrebbe
vedere i nostri sguardi e avere i nostri sguardi pieni di desiderio. La
mia notte vorrebbe tenere fra le mani ogni spasmo. La mia notte
diventerebbe dolce. La mia notte si lamenta in silenzio della sua
solitudine al ricordo di te. La mia notte è lunga, lunga, lunga. Perde
la testa ma non può allontanare la tua immagine da me, non può dissipare
il mio desiderio. Sta morendo perché non sei qui e mi uccide. La mia
notte ti cerca continuamente. Il mio corpo non riesce a concepire che
qualche strada o una qualsiasi geografia ci separi. Il mio corpo diventa
pazzo di dolore di non poter riconoscere nel cuore della notte la tua
figura o la tua ombra. Il mio corpo vorrebbe abbracciarti nel sonno. Il
mio corpo vorrebbe dormire in piena notte e in quelle tenebre essere
risvegliato al tuo abbraccio. La mia notte urla e si strappa i veli, la
mia notte si scontra con il proprio silenzio, ma il tuo corpo resta
introvabile. Mi manchi tanto, tanto. Le tue parole. Il tuo colore.
Fra poco si leverà il sole.
lunedì 13 maggio 2013
Madri
Arshile Gorky
Khorkom (Armenia) 1904/1948
Edvard Munch
Loten (Norvegia) 1863/1944
Amedeo Modigliani
Livorno1884/Parigi,1920
Odillon Redon
Bordeaux 1840 /Parigi1916
Pablo Picasso
Malaga 1881/Mougins 1973
Pablo Picasso
Vincent van Gogh
Zundert 1853/Auvers-sur-Oise1890
Vincent van Gogh
Egon Schiele
Tulln1890/Vienna1918
mercoledì 17 aprile 2013
Maria Lai
Ulassai 1919 - Cardedu 16 aprile 2013
E viaggiò, Maria Lai. In cerca del sentiero e della parola. In cerca della sua isola selvatica, madre accogliente e sorella difficile. Viaggiò, restò, tornò e ancora viaggiò, come ogni poeta deve fare per non interrompere la storia; quando il poeta resta, infinitamente, figlio del linguaggio: unica sua terra possibile. Fatta di distanze e appartenenze, di ricerche e disorientamenti, di tradimenti necessari e radici resistenti. “Il viaggio è la casa“, diceva Maria Lai. “Non solo la mia casa, ma quella di tutti noi. Siamo sulla terra, che gira a circa trenta chilometri al secondo, in un viaggio che è pur sempre un viaggio speciale, dove non si distingue la partenza dal ritorno. La vera nostalgia non è quella per un’isola. È l’ansia di infinito“.
- Helga Marsala*
Con questa sua poesia ho inaugurato una mia personale
"Le Libere donne di Elle"
"Le Libere donne di Elle"
«L’arte è come
una pozzanghera
che riflette il cielo,
ma può passare inosservata.
Può essere calpestata,
ma l’immagine del cielo
si ricompone
sempre.»
*Helga Marsala, palermitana, è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore.
domenica 14 aprile 2013
Gabbie
Vincent Van Gogh
Groot Zundert 1853 - Parigi 1890
Gli
uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa,
prigionieri di non so quale gabbia orribile,
orribile,
spaventosamente
orribile.
Lettere a Theo*, Vincent Van Gogh
Van Gogh, dal 1872 , fino a due giorni prima del suo suicidio nel 1890, scrisse una serie infinita di lettere al fratello Theo, con costanza e cura maniacale e con l' amore infinito che provava solo per lui, che per anni fu il suo unico interlocutore. Ciò permise a Vincent di continuare a vivere ed esprimersi nella vita e nella pittura. Theo assistette il fratello, nei suoi due lunghi giorni di agonia, senza lasciarlo un solo attimo e gli sopravvisse solo due mesi. Un libro bello, crudo, triste e romantico.
*Libro regalatomi da Francesca Ioia
sabato 13 aprile 2013
Frida
Unica,
straordinaria,
forte,
appasionata,
tormentata,
devastata,
tradita,
torturata,
coraggiosa
Frida Kalo
straordinaria,
forte,
appasionata,
tormentata,
devastata,
tradita,
torturata,
coraggiosa
Frida Kalo
venerdì 8 febbraio 2013
Yacek Yerka
Straordinario surrealismo
Pittore surrealista contemporaneo nato a Torun in Polonia
nel 1952, ora vive e lavora con la sua famiglia, in un enclave rurale
della sua nativa Polonia. Inizia con lo studiare Storia dell'arte e
segue corsi di grafica, poi si dedica alla pittura nel 1980. Dipinge
(dapprima solo su tela con olio e acrilico) con meticoloso realismo (
stile fiammingo ). Nei suoi lavori s'intravvede la pastorale atmosfera
della campagna polacca, che però fa da base non strutturale, difatti la
magia sognante di Yerka s'ispira ai pittori e personaggi del 15° e
16°secolo : Cagliostro. Hieronymus Bosch, Pieter Bruegel, Hugo van der
Goes e Jan van Eyck , e anche il moderno Magritte: una magia che in
lui è fatta di cultura, grande immaginazione e simbolismo. Dice di se :
"Sono nato a Torun (città nel nord della Polonia) nel 1952. I miei
genitori hanno studiato presso la locale Accademia di Belle Arti. Così
sono venuto al mondo con un doppio speciale patrimonio artistico . I
miei primi ricordi profumano di vernici, inchiostri, carta, gomme e
spazzole. La nonna giocava con me nel suo appartamento e poi insieme
andavamo a passeggiare nei boschi, era un angelo amoroso e mai mi parlò
alzando la voce.
domenica 16 dicembre 2012
giovedì 8 dicembre 2011
Diego Rivera
Autoritratto*
Oggi nell'anniversario della sua morte ricordo Diego Rivera
per il suo costante impegno politico e sociale attraverso la pittura
ed i suoi straordinari murales, che raccontano in ogni dettaglio
la storia del suo popolo, della schiavitù, della povertà,
della continua lotta.
Con uno uno stile semplice , immediato e folcloristico ha saputo raccontare
una grande storia ed il grande amore per la sua Terra.
La notte dei peones
La scelta
* l'autoritratto fu eseguito da Diego dopo la morte
della sua amatissima moglie Frida Kalo,
anch'essa grande pittrice, sconfitta dal dolore fisico e morale
per la tutta la vita ma donna di grande
coraggio, dedizione, amore.
autoritratto di Frida Kalo
Iscriviti a:
Post (Atom)








































.forblog.jpg)












