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martedì 21 maggio 2013

La mia notte mi strema

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mio corpo ha bisogno di te. Spesso mi hai quasi guarita.

La mia notte... che non vorrei più...
La mia notte è come un grande cuore che pulsa. 

Sono le tre e trenta del mattino.
La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei? Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La mie mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo, quest'area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio. La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d'amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt'uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d'amore. 

Sono le quattro e trenta del mattino.
La mia notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest'evidenza che brilla come una lama nel buio, la mia notte vorrebbe avere ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e ricondurti a me. Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le tue braccia mi stringerebbero. La mia notte non porta consiglio. La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti. La mia notte si intristisce e si perde. La mia notte accentua la mia solitudine, tutte le solitudini. Il suo silenzio ascolta solo le mie voci interiori. La mia notte è lunga, lunga, lunga. La mia notte avrebbe paura che il giorno non appaia più ma allo stesso tempo la mia notte teme la sua apparizione, perché il giorno è un giorno artificiale in cui ogni ora vale il doppio e senza di te non è più veramente vissuta. La mia notte si chiede se il mio giorno somiglia alla mia notte. Cosa che spiegherebbe la mia notte, perché tempo anche il giorno. La mia notte ha voglia di vestirmi e di spingermi fuori per andare a cercare il mio uomo. Ma la mia notte sa che ciò che chiamano follia, da ogni ordine, semina disordine, è proibito. La mia notte si chiede cosa non sia proibito. Non è proibito fare corpo con lei, questo, lo sa, ma si irrita nel vedere una carne fare corpo con lei sul filo della disperazione. Una carne non è fatta per sposare il nulla. La mia notte ti ama fin nel suo intimo, e risuona anche del mio. La mia notte si nutre di echi immaginari. Essa, può farlo. Io, fallisco. La mia notte mi osserva. Il suo sguardo è liscio e si insinua in ogni cosa. La mia notte vorrebbe che tu fossi qui per insinuarsi anche dentro di te con tenerezza. La mia notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende. La mia notte vorrebbe che tu riposassi nell'incavo della mia spalla e che io riposassi nell'incavo della tua. La mia notte vorrebbe essere spettatrice del mio e del tuo godimento, vederti e vedermi fremere di piacere. La mia notte vorrebbe vedere i nostri sguardi e avere i nostri sguardi pieni di desiderio. La mia notte vorrebbe tenere fra le mani ogni spasmo. La mia notte diventerebbe dolce. La mia notte si lamenta in silenzio della sua solitudine al ricordo di te. La mia notte è lunga, lunga, lunga. Perde la testa ma non può allontanare la tua immagine da me, non può dissipare il mio desiderio. Sta morendo perché non sei qui e mi uccide. La mia notte ti cerca continuamente. Il mio corpo non riesce a concepire che qualche strada o una qualsiasi geografia ci separi. Il mio corpo diventa pazzo di dolore di non poter riconoscere nel cuore della notte la tua figura o la tua ombra. Il mio corpo vorrebbe abbracciarti nel sonno. Il mio corpo vorrebbe dormire in piena notte e in quelle tenebre essere risvegliato al tuo abbraccio. La mia notte urla e si strappa i veli, la mia notte si scontra con il proprio silenzio, ma il tuo corpo resta introvabile. Mi manchi tanto, tanto. Le tue parole. Il tuo colore.
Fra poco si leverà il sole. 

Frida Kahlo - Lettera di Frida Kahlo a Diego Rivera, Città del Messico,

lunedì 13 maggio 2013

Madri



 Arshile Gorky
Khorkom (Armenia) 1904/1948

 Edvard Munch
Loten (Norvegia) 1863/1944

 Amedeo Modigliani
Livorno1884/Parigi,1920

 Odillon Redon
Bordeaux 1840 /Parigi1916

Pablo Picasso
Malaga 1881/Mougins 1973

 Pablo Picasso

 Vincent van Gogh
Zundert 1853/Auvers-sur-Oise1890

 Vincent van Gogh

Egon Schiele
Tulln1890/Vienna1918

mercoledì 17 aprile 2013

Maria Lai

Ulassai 1919 - Cardedu 16 aprile 2013


 

E viaggiò, Maria Lai. In cerca del sentiero e della parola. In cerca della sua isola selvatica, madre accogliente e sorella difficile. Viaggiò, restò, tornò e ancora viaggiò, come ogni poeta deve fare per non interrompere la storia; quando il poeta resta, infinitamente, figlio del linguaggio: unica sua terra possibile. Fatta di distanze e appartenenze, di ricerche e disorientamenti, di tradimenti necessari e radici resistenti. “Il viaggio è la casa“, diceva Maria Lai. “Non solo la mia casa, ma quella di tutti noi. Siamo sulla terra, che gira a circa trenta chilometri al secondo, in un viaggio che è pur sempre un viaggio speciale, dove non si distingue la partenza dal ritorno. La vera nostalgia non è quella per un’isola. È l’ansia di infinito“.
- Helga Marsala*






Con questa sua poesia ho inaugurato una mia personale 
"Le Libere donne di Elle"


«L’arte è come

una pozzanghera

che riflette il cielo,

ma può passare inosservata.

Può essere calpestata,

ma l’immagine del cielo

si ricompone

sempre.»




*Helga Marsala, palermitana, è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore.

domenica 14 aprile 2013

Gabbie

 
Vincent Van Gogh 
Groot Zundert 1853 -  Parigi 1890
 


 Gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, 
 prigionieri di non so quale gabbia orribile, 
orribile, 
spaventosamente orribile.

Lettere a Theo*, Vincent Van Gogh
Van Gogh, dal 1872 , fino a due giorni prima del suo suicidio nel 1890, scrisse una serie infinita di lettere al fratello Theo, con costanza e cura maniacale e con l' amore infinito che provava solo per lui, che per anni fu il suo unico interlocutore. Ciò permise a Vincent di continuare a vivere ed esprimersi nella vita e nella pittura. Theo assistette il fratello, nei suoi due lunghi giorni di agonia, senza lasciarlo un solo attimo e gli sopravvisse solo due mesi. Un libro bello, crudo, triste e romantico.
*Libro regalatomi da Francesca Ioia 

sabato 13 aprile 2013

Frida

Unica,
straordinaria,
forte,
appasionata,
tormentata,
devastata,
tradita,
torturata,
coraggiosa
Frida Kalo




 






venerdì 8 febbraio 2013

Yacek Yerka

Straordinario surrealismo

Pittore surrealista contemporaneo nato a Torun in Polonia nel 1952, ora vive e lavora con la sua famiglia, in un enclave rurale della sua nativa Polonia. Inizia con lo studiare Storia dell'arte e segue corsi di grafica, poi si dedica alla pittura nel 1980. Dipinge (dapprima solo su tela con olio e acrilico) con meticoloso realismo ( stile fiammingo ). Nei suoi lavori s'intravvede la pastorale atmosfera della campagna polacca, che però fa da base non strutturale, difatti la magia sognante di Yerka s'ispira ai pittori e personaggi del 15° e 16°secolo : Cagliostro. Hieronymus Bosch, Pieter Bruegel, Hugo van der Goes e Jan van Eyck , e anche il moderno Magritte: una magia che in lui è fatta di cultura, grande immaginazione e simbolismo. Dice di se : "Sono nato a Torun (città nel nord della Polonia) nel 1952. I miei genitori hanno studiato presso la locale Accademia di Belle Arti. Così sono venuto al mondo con un doppio speciale patrimonio artistico . I miei primi ricordi profumano di vernici, inchiostri, carta, gomme e spazzole. La nonna giocava con me nel suo appartamento e poi insieme andavamo a passeggiare nei boschi, era un angelo amoroso e mai mi parlò alzando la voce.










giovedì 8 dicembre 2011

Diego Rivera



 Autoritratto*
Oggi nell'anniversario della sua morte ricordo Diego Rivera 
per il suo costante impegno politico e sociale attraverso la pittura 
ed i suoi straordinari murales, che raccontano in ogni dettaglio 
la storia del suo popolo, della schiavitù, della povertà, 
della continua lotta. 
Con uno uno stile semplice , immediato e folcloristico ha saputo raccontare 
una grande storia ed il grande amore per la sua Terra.
 
 La notte dei peones

 Il sangue dei martiri forza della terra

Gli agitatori

 La scelta


* l'autoritratto fu eseguito da Diego dopo la morte 
della sua amatissima moglie Frida Kalo, 
anch'essa grande pittrice, sconfitta dal dolore fisico e morale 
per la tutta la vita ma donna di grande 
coraggio, dedizione, amore.

autoritratto di Frida Kalo