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domenica 2 novembre 2014

L'Isola

Odisseo - Non sono immortale.
Calipso - Lo sarai se mi ascolti. Che cos’è vita eterna se non questo accettare l’istante che viene e 
l’istante che va? L’ebbrezza, il piacere, la morte, non hanno altro scopo. Cos’è stato finora il tuo 
errare inquieto?
Odisseo - Se lo sapessi, avrei già smesso. Ma tu dimentichi qualcosa.
Calipso - Dimmi
Odisseo - Quello che cerco l’ho nel cuore, come te.

Cesare Pavese - Dialoghi con Leucò - Dialogo l'Isola


















Arnold Böcklin 
Basilea, 16 ottobre 1827 – San Domenico di Fiesole, 16 gennaio 1901 

venerdì 18 aprile 2014

mercoledì 2 aprile 2014

Nelle stelle


Cercavo te nelle stelle
Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu

Primo Levi



















Vincent Van Gogh - Cielo stellato

martedì 18 marzo 2014

Sogno di una notte di mezza estate


«La tua virtù mi rassicura: 
non è mai notte quando vedo il tuo volto; 
perciò ora a me non sembra che sia notte,
né che il bosco sia spopolato e solitario, 
perché tu per me sei il mondo intero; 
chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?».

William Shakespear




giovedì 13 marzo 2014

Inviti superflui





«Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, 
dicendo cose insensate, stupide e care. 
Fino a che si accenderanno i lampioni 
e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre delle città, 
le avventure, i vagheggiati romanzi. 
E allora noi taceremo, 
sempre tenendoci per mano, 
poiché le anime si parleranno senza parola».
Dino Buzzati 




 

martedì 11 marzo 2014

Srtuggente bellezza

















Al lento vacillare stanco

Al lento vacillare stanco
di un'altra fiamma perduta,
al lento disfarsi e svanire
del mio amore ormai lontano,
che pure mi diede tant'ala
a levarmi sul mondo
e tante cose dolci e segrete
mi cantò nell'orecchio,
o, più profondo, nel cuore vivo,
cose trepide di dolcezza,
che nessuno saprà mai,
che mai saprò ridire,
al dileguarsi inesorabile di tutti i mie i sogni
al morire di un'altra illusione:
mi ritorna nell'anima il monotono ritmo del tempo,
la vita orrenda, sempre uguale,
e il martellare dei pensieri inutili,
l'interminabile struggermi grigio
in mezzo allo spettacolo del mondo
sempre uguale,
ma tanto misterioso e terribile
di gioie e dolori,
che fa chiudere gli occhi e raccogliersi in sé,
quasi un rombo improvviso
che rintroni il cervello.
Ma nella vita così fatua e triste,
dileguato lontano il bel sogno sereno,
mi riafferrano a tratti,
ferocemente improvvisi,
struggimenti di desiderio,
soffocamenti folli,
lancinanti come ferite
che si riaprono d'improvviso
ad un urto violento,
ali tronche e rabbiose
d'un grande sogno che vivo
senza comprendere certo
che cosa sia mai.
Desiderio per tutte le donne che passano in strada,
per un viso, un bel corpo,
una febbre sensuale che mi rugge nel sangue.
Io le seguo con l'occhio perduto le donne che passano
E ogni volta mi par di lasciare
sul loro cammino,
ch'è così tiepido e profumato,
della carne strappata e del sangue, una brama viva.
E tutte mi sfiorano e poi:
dileguate per sempre.
Invidia dei meravigliosi suicidi d'amore,
quando l'ultima stretta folle s'inonda di sangue,
violento, porpureo,
e se ne bagnano i cuscini e la rivoltella,
e tutto è come esaltato,
rintronato dal rombo;
e gli occhi malcerti muoiono
negli occhi del viso supino che già si raffredda,
ma la bocca disperatamente
cerca ancora la bocca adorata.
Desiderio pazzo di un'impresa eroica,
che mi sollevi sul mondo
e possa rinchiudermi in me, sopraffatto d'orgoglio,
che almeno nei gesti si plachi,
per un istante di gloria
tutta la febbre che mi freme nel cuore
e quando tace mi è più spaventosa.
Esaltamento che mi stringe dinanzi ad ogni opera grande,
ad ogni spettacolo immenso e titanico,
davanti a una grande stazione,
su un molo lanciato sul nel mare,
tra le navi enormi
e la forza pesante degli argani,
dei sibili, delle antenne
protese sull'infinito.
Ma dopo queste povere spasmodiche fiamme,
le invidie violente e gli struggimenti d'amore,
dopo gli esaltamenti di gloria,
senza scampo, sempre,
come un colpo che mi tolga ogni forza,
ma mi faccia rabbrividire
di un dolore tremendo,
mi strazia e mi piange nel cuore
la coscienza improvvisa del mio male,
la coscienza della miseria dell'anima mia,
miseria tremenda
che è fatta di stanchezza e di tedio
di debolezza vile
e di disperazione.
E talvolta per un pensiero improvviso quest'orrore m'assale
mentre su un libro famoso
io m'esalto nell'anima grande
di un poeta,
ed allora d'un tratto mi lacera l'anima,
mi soffoca il cuore
ogni alito bello,
mi raggela ogni fiamma
ed io in un attimo altissimo, mi guardo d'intorno,
senza sangue più nelle vene,
pallido colle guance ardenti,
sentendomi gonfio di pianto
come un bambino battuto,
ma in una grande solitudine
che mi fa silenzioso e m'inchioda ogni gesto ribelle,
quasi uno stupore di spasimo,
una pausa religiosa
di dolore indicibile,
che mi contorce l'anima spietatamente,
ma in un profondo silenzio.
Ma poi subito mi alzo e il mio corpo si torce,
rabbrividisce, scattando
in gesti sfrenati
e grand'urli mi fremono in gola,
mi scuotono il petto a schiantarlo,
senza ritegno soffro
soffro tremendamente,
senza una speranza,
perduto nella mia rovina immensa.
E nemmeno più il pensiero del suicidio
che altre volte mi sorrideva
mi leva più quel macigno dal cuore,
ma soffro soffro tremendamente.
Poi, più malsicuro e avvilito,
dolorando,
sotto una calma fremente,
riprendo il monotono ritmo di prima,
la vita orrenda sempre uguale,
e il martellare dei pensieri inutili,
l'interminabile struggermi grigio,
senza più veder nulla sentir nulla,
se non l'eco disperata
della mia grande rovina.
Ed erro per le vie,
silenzioso,
solo,
e più nulla mi scuote
e sento il mio freddo ma nulla mi vale
ché nel cuore non ho che rimpianto
di ciò che ho perduto,
per la miseria dell'anima mia,
l'orribile miseria che è fatta di stanchezza e di tedio
e di disperazione.
E così torno ad assistere allo spettacolo del mondo
lo spettacolo sempre sempre uguale.
Vita vita tremenda
che mi agitavi in un dolore ardente
e mi sconvolgevi nel cuore
ogni goccia di sangue,
in una pienezza indicibile,
che mi mutava il colore la voce e fin gli ultimi gesti
ad ogni apparire leggero
dei suoi occhi profondi,
scuri cupi,
perduti
nel viso pallido triste
sotto la live nuvola bionda,
fragile come il suo corpo,
dei tenui capelli evanescenti:
vita vita di sogno
perché ti sei spenta
così nel mio cuore?
(17 Agosto 1927)
Cesare Pavese

lunedì 24 febbraio 2014

Il Silenzio...

 
«Di fatto, ogni silenzio consiste 
nella rete di rumori minuti che l'avvolge: 
il silenzio dell'isola si staccava 
da quello del calmo mare circostante 
perché era percorso da fruscii vegetali, 
da versi d'uccelli o da un improvviso frullo d'ali»

Italo Calvino 
(l'avventura di un poeta)

martedì 14 gennaio 2014

.....Ti farò male

Lione 1900 – mar Tirreno 1944


«Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai.
Certo che ce ne faremo.
Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza».

Antoine de Saint-Exupéry

venerdì 8 novembre 2013

martedì 15 ottobre 2013

Ricordando

Italo Calvino
15 ottobre 1923 Santiago de Las Vegas
19 settembre 1985 Siena

Io ero intero e non capivo, 
e mi muovevo sordo e incomunicabile tra i dolori e le ferite seminati dovunque, 
là dove meno da intero uno osa credere.


giovedì 10 ottobre 2013

Alla ricerca del tempo perduto


Marcel Proust 
Parigi 1871/1922



















Parigi, 1906. Un uomo decide di impegnarsi in un'impresa folle: la ricerca del "tempo perduto". 
Il risultato non sarà una seconda vita ma un libro, in sette volumi "Alla ricerca del tempo perduto". 
Marcel Proust si congeda anzitempo dalla vita per riabbracciarla 
tutta intera in un grandioso romanzo.  
Gli scrittori sono un club di suicidi, ma la vita è quelll'attimo in cui 
tutto il mondo perduto della giovinezza, a volte, può riemergere d'un tratto. 

Tutte le copertine della mia ricerca

martedì 10 settembre 2013

Perdono tutti



Il 9 settembre 1908 nasceva 
Cesare Pavese.
Scrittore, poeta, saggista e traduttore, indimenticato autore di "La luna e i falò", "La bella estate" e "Il compagno".

 
  A soli 42 anni si suicidò' a causa di una grave depressione, 
lasciando questo scritto sulla prima pagina di un suo libro
  si trovava nall'hotel  Roma Cavour di Torino, nella stanza n° 49


mercoledì 14 agosto 2013

Il tempo

E l'amore guardò il tempo e rise,
perchè sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno
e di rifiorire la sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito.
Il tempo moriva e lui restava....

Luigi Pirandello

venerdì 9 agosto 2013

Rimani!





 



Riposati accanto a me.
Non te ne andare.
Io ti veglierò.
Io ti proteggerò.
... Ti pentirai di tutto fuorchè d'essere venuto a me, liberamente, fieramente.
Ti amo.
Non ho nessun pensiero che non sia tuo; non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.
Lo sai.
Non vedo nella mia vita altro compagno, non vedo altra gioia Rimani.
Riposati.
Non temere di nulla.
Dormi stanotte sul mio cuore.

Gabriele D'Annunzio

mercoledì 3 luglio 2013

Anniversari

 130 anni dalla nascita di Franz Kafka
1883 - 2013




 La nostra arte è un essere abbagliati dalla verità 

sabato 29 giugno 2013

Se

Rudyard Kipling
Bombay 1865 – Londra 1936


Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;
Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.
Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

dedicata al figlio, nel capitolo "Brother Square Toes" 
del libro "Ricompense e Fate"  del 1865

lunedì 24 giugno 2013

Sostiene Pereia

  Antonio Tabucchi 
(Pisa 1943 - Lisbona 2012)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pereira si addormentò quasi subito. Fece un bel sogno, un sogno della sua giovinezza, lui era sulla spiaggia della Granja e nuotava in oceano che sembrava una piscina, e sul bordo di quella piscina c’era una ragazza pallida che lo aspettava con un asciugamano tra le braccia.   E poi lui rientrava dalla nuotata e il sogno continuava, era proprio un bel sogno, ma Pereira preferisce non dire come continuava, perché il suo sogno non ha niente a che vedere con questa storia, sostiene.

giovedì 6 giugno 2013

Felice


Jules Renard
Chalson du maine 1864 - Parigi 1910





Quando penso a tutti i libri che mi restano da leggere, ho la certezza d'essere ancora felice.