La vita non è quella che si è vissuta ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. (Gabriel Garcia Marquez) Libera autobiografia per immagini di Lucia
lunedì 21 ottobre 2013
Come ti amo?
Elizabeth Barrett Browning
Durham 1806 – Firenze 1861
Come ti amo? Ora ne conto i modi.
Ti amo quanto profondo e ampio e alto
la mia anima può, quando oltre ogni sguardo
si volge all'Essenza, alla Grazia ideale.
Ti amo al livello del più quieto bisogno
di ogni giorno, al sole e a lume di candela.
Ti amo in libertà, come chi per giustizia lotta;
ti amo semplicemente, come chi evita la lode;
ti amo con la passione delle mie antiche pene
e con la fiducia che avevo da bambina.
Ti amo di un amore che credevo perduto
coi miei passati santi, ti amo col respiro,
i sorrisi e le lacrime di tutta la mia vita!
E, Iddio lo voglia, di più ti amerò dopo la morte.
martedì 15 ottobre 2013
Ricordando
Italo Calvino
15 ottobre 1923 Santiago de Las Vegas
19 settembre 1985 Siena
Io ero intero e non capivo,
e mi
muovevo sordo e incomunicabile tra i dolori e le ferite seminati
dovunque,
là dove meno da intero uno osa credere.
lunedì 14 ottobre 2013
venerdì 11 ottobre 2013
Il desiderio
Affronto la notte
come ogni notte
col desiderio e la speranza
di incontrarti nei miei sogni
Ma solo quando ormai
il giorno mi sveglia
ti incontro e ti respiro
e spero di conservare
il sapore e il ricordo di te
Guly
giovedì 10 ottobre 2013
La musica eterna
Giuseppe Verdi
Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901
200 anni
un mito del passato progettato nel futuro
Alla ricerca del tempo perduto
Marcel Proust
Parigi 1871/1922
Parigi, 1906. Un uomo decide di impegnarsi in un'impresa folle: la
ricerca del "tempo perduto".
Il risultato non sarà una seconda vita ma
un libro, in sette volumi "Alla ricerca del tempo
perduto".
Marcel Proust si congeda anzitempo dalla vita per
riabbracciarla
tutta intera in un grandioso romanzo.
Gli scrittori sono un club di suicidi, ma la
vita è quelll'attimo in cui
tutto il mondo perduto della giovinezza, a
volte, può riemergere d'un tratto.
Tutte le copertine della mia ricerca
mercoledì 25 settembre 2013
Possibilità
Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente
a me che ama l'umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare
che l'intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlare con i medici d'altro.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti
che non mi promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l'inferno del caos all'inferno dell'ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori a fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari, perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccare ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco prendere in considerazione perfino la possibilità
che l'essere abbia una sua ragione.
Wisława Szymborska
Preferisco Wisława
lunedì 23 settembre 2013
40 anni fa
Pablo Neruda ci lasciava a Santiago del Cile
Se un giorno il tuo cuore si ferma,
se qualcosa smette di bruciare per le tue vene,
se la voce dalla bocca ti esce senza divenire parola,
se le tue mani si scordano di volare e s'addormentano,
Matilde, amore, lascia le tue labbra socchiuse
perché quel tuo ultimo bacio deve durare con me,
deve restare immobile per sempre sulla tua bocca
perché così accompagni anche me nella mia morte.
Morirò baciando la tua folle bocca fredda,
abbracciando il grappolo perduto del tuo corpo,
e cercando la luce dei tuoi occhi serrati.
E così, quando la terra riceverà il nostro abbraccio
andremo confusi in una sola morte
a vivere per sempre l'eternità di un bacio.
Pablo Neruda e Matilde Urrutia
it/poesie/poesie-d-autore/poesia-26676>
venerdì 20 settembre 2013
La luna d'oro
C'é tanta solitudine in quell'oro
La luna delle notti
non é la luna che
il primo Abramo vide.
I lunghi secoli dell'umano vegliare
l'han colmata d'antico pianto.
Guardala.
È il tuo specchio.
Jorge Luis Borges
mercoledì 18 settembre 2013
Celestino V
Sant'Angelo Limosano
Opera realizzata su mio disegno
su commissione della Chiesa e del Comune
con la mia cara amica e artista Giusi
lunedì 16 settembre 2013
mercoledì 11 settembre 2013
martedì 10 settembre 2013
Ruggero Ruggiero
testo ispirato in occasione della visita alla mia mostra Veneri Violate
luglio/agosto 2013
CIOTTOLI VENUTI DAL MARE
Sudicia come pezza imbrattata di
grasso, scorgo da terra una lingua di cielo repentinamente oscurata da cirri
tumefatti che decompongono ogni pensiero.
Asciugo lacrime con un lembo di
camicia rosso vermiglio che maschera sangue colato dalle labbra gonfie e rotte,
mentre filamenti di bava incollati al palato gocciolano lungo il collo
graffiato.
Avverto dolore fuori, disperazione
dentro. L’odore nauseabondo del mio vomito si spande nell’area liquefacendosi
con la pioggia che inizia a bagnarmi.
Perché io? Perché io? Perche io?
Come viscido lombrico, contraggo il
corpo verso l’uscita del tunnel dove sono riversa. A ogni movimento,
corrisponde una lancinante fitta come aculei spinti nella carne viva. Il dolore è incredibile e a pensarci bene, è
anche meglio; se non altro allontano da me l’idea di donna annientata.
Strappo la gonna, o perlomeno
quello che resta di essa per tamponare la ferita alla testa. Il calore della
stoffa sotto la nuca produce calore e un po’ di apparente sollievo. Devo uscire da questo vicolo. Anche se ho
poca possibilità di essere vista devo provarci.
Provo a sollevarmi, con fatica
resto in piedi. Aggrappata su un bidone d’immondizia resisto, anche se le
tremanti gambe vorrebbero abbandonarmi.
Procedo scalciando bottiglie di birra vuote che impediscono il passaggio,
con una di esse mi taglio, reagisco bestemmiando, pentendomi nello stesso tempo
di averlo fatto. Insisto e quasi in prossimità dell’uscita, intravedo la mia
macchina sotto una fioca luce di lampione.
La pioggia pulisce il mio volto
ricoperto di sangue quando provo a esplorare questo lurido posto desolato e
perso come un luna park derelitto, ma le pupille sature di pianto, riescono a
distinguere solo ratti e ragni che si addentrano nel rasente buio.
Raccolgo da terra un foglio di
giornale per cercare in qualche modo di ripararmi. Il quotidiano inzuppato di panzane propone in
prima pagina la notizia del giorno: l’elezione di un nuovo papa di nome
Bergoglio.
Dovrei pregare! ma sono esausta
preferisco oltraggiare il destino.
Accasciata su un fianco percepisco
una sagoma avvicinarsi: raggomitolando indietreggio. Sento la sua voce pronunciare parole
rassicuranti; è straniera, quieta, dal carattere romanzato. Avverto la sua mano
che con delicatezza mi soleva.
Capelli lunghi e sporchi
incorniciano una sudicia barba. Il suo viso incavo, mette in luce due occhi
naufraghi, come ciottoli venuti del mare.
Gli chiedo chi sei. Mi risponde, non lo so, vivo fra le macerie di
questi luoghi, mi chiamo Francesco.
Perdono tutti
Il 9 settembre 1908 nasceva
Cesare Pavese.
Scrittore, poeta, saggista e traduttore, indimenticato autore di "La luna e i falò", "La bella estate" e "Il compagno".
A soli 42 anni si suicidò' a causa di una grave depressione,
lasciando questo scritto sulla prima pagina di un suo libro
si trovava nall'hotel Roma Cavour di Torino, nella stanza n° 49
venerdì 6 settembre 2013
Non andartene
Non andartene,
non lasciare l’eclisse di te
nella mia stanza.
Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà della tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
dove sei passata,
nei posti che hai lasciato
e in quelli dove sei
inavvertitamente andata
brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata,
nessuna ora sua
è vanificata
Mario Luzi
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